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L’Era del Fuoco
In questo particolare momento storico, in cui gli Stati si stanno pericolosamente armando per contrastare i nemici attraverso la tattica del “chi fa la voce più grossa”, almeno così dicono, il cambiamento climatico sta letteralmente infuocando il pianeta, tanto che qualcuno ha denominato questa epoca “L’Era del Fuoco”. Un inquietante sincronismo, non trovate?
L’Esercito: l’acqua.
Mi ancoro a questa immagine dell’attualità per parlare un po’ del 7° ideogramma dell’I Ching: l’Esercito, appunto. Il Libro propone uno scenario molto più morbido e spontaneo di ciò che l’angosciante contemporaneità mostra. Per quanto possa essere discutibile ed opinabile l’Esercito è collocato all’interno di una rappresentazione dinamica e “naturale” delle espressioni della vita.
Com’è nello stile linguistico e filosofico del Libro dei Mutamenti tutto ha inizio dal simbolo che l’ideogramma rappresenta: l’acqua sotto la terra.

Il primo trigramma in basso è l’acqua, il secondo trigramma in alto è la terra.
L’ideogramma mostra l’acqua nascosta sotto la terra. L’acqua è l’esercito, la terra la disciplina. Questo dispositivo grafico è dato dal ritenere che l’esercito si manifesti solo in tempo di guerra, poiché in tempo di pace non è visibile, in quanto la forma che assume abitualmente è quella del popolo. Ho già avuto modo di parlare dell’acqua nel mio articolo del 17/05/2026, K’an l’Abissale, in cui descrivo il suo significato: rischio, pericolo. Ed è ciò che l’Esercito rinvia come sensazione principale. Almeno a me. La terra rappresenta l’ordine e la disciplina come criterio strutturale e necessario per ottenere il buon esito delle operazioni.
La prima associazione che mi è venuta in mente è quella antica e classica in cui il traghettatore Caronte accompagna pericolosamente le anime dei morti nell’Ade, attraversando in barca le acque oscure e sotterranee dello Stige… Quindi l’esercito come qualcosa di pericoloso, che ha a che fare direttamente con la morte, poiché calato nell’oscurità degli abissi della terra, come l’acqua dello Stige.
Altro aspetto interessante di questa immagine è il continuo accumularsi dell’acqua proveniente dalla superficie con quella sotterranea, la quale offre l‘idea che l’esercito debba coltivare ed incrementare la sua potenza in maniera discreta ma continua. Quindi il pericolo è invisibile in tempo di pace ma sempre presente, e va gestito con parsimonia ed oculatezza. Quest’ultimo aspetto è, come vedremo, offerto dalla presenza della terra che annuncia “ordine”, dato dal trigramma superiore.
Questa forma dell’Esercito, non visibile ma presente e potenzialmente pericolosa, ci permette un ulteriore esercizio di associazioni simboliche. Infatti, questa immagine dinamica è data dal fatto che ogni elemento, ogni unità, ogni determinazione è ambivalente, ossia ha nel contempo due caratteri opposti complementari. È una regola filosofica che vale sempre, per ogni rappresentazione della realtà. In altre parole, la terra con l’acqua al suo interno suggerisce che se all’esterno un oggetto appare innocuo, stabile, e quindi rassicurante come lo è la terra nel suo accogliere ogni forma di vita, esiste senza ombra di dubbio una sua precipua dimensione di pericolo, di rischio, di potenziale conflitto, anche se endogeno e non evidente. Facciamo degli esempi, che aiutano sempre: una bottiglietta di plastica piena d’acqua è uno strumento molto utile: è un contenitore funzionale ad offrire del nutrimento e a dissetare al bisogno, ma se la scaglio addosso ad una persona si trasforma in un oggetto contundente. Ma è pure peggio, visto che parliamo di “cose bellicose”, se scagliamo una bottiglia di vetro piena di benzina con uno straccio infuocato infilato sul suo collo, in un parola una bomba molotov. Oppure, se siamo in moto o in macchina e restiamo senza benzina, una bottiglietta di plastica vuota si rivela un oggetto utile, poiché potremmo usarla per recuperare della benzina. Ma se abbandoniamo la famigerata bottiglietta di plastica in giro, senza curarci di destinarla negli appositi contenitori, essa si trasforma in un oggetto nocivo per l’ambiente.

Ovviamente, gli esempi si sprecano…anche se ci dimentichiamo molto spesso della natura continuamente mutevole della realtà delle cose e siamo abituati a “vedere” solo l’aspetto che ci viene presentato come utile e vantaggioso, in una sorta di rigida ed avulsa unidirezionalità. Quindi: ogni cosa può essere, in linea di principio, pericolosa (e non).
La massa: la terra
Tuttavia, il pericolo nascosto rappresentato dal popolo in tempo di pace, il quale si trasforma in esercito in tempo di guerra, è mitigato dalla terra. Essa rappresenta principalmente due significati in questo simbolo: la dedizione e l’ampiezza.
La dedizione è la qualità della terra nella sua disponibilità permanente e nella sua regolarità ad offrire le risorse e gli strumenti per affrontare le varie incombenze dell’esistenza, a partire dai bisogni primari di tutte le creature. La terra assolve spontaneamente alle necessità di tutte le forme di vita, con l’avvicendarsi perpetuo delle stagioni, con la sua placida e perseverante ciclicità. E quindi nutre anche il popolo che, all’occorrenza, si deve trasformare in esercito.
E poi l’ampiezza, ossia la capacità di accogliere un grande numero di organismi viventi nei vari ecosistemi, creando di fatto una interrelazione tra animali ed vegetazione, in cui entrambe le due aree vitali della natura si adattano l’una all’altra, in virtù di un principio di coesistenza in cui ogni essere vivente ha modo di trovare la sua destinazione. E quindi anche lo spazio necessario per contenere una massa numerosa come quella di un popolo.
Tuttavia, va sottolineato che implicitamente la devozione e l’ampiezza indicano una qualità molto precisa coniugata in un unico concetto: l’ordine.
Infatti, la dedizione è rappresentata dalla ciclicità del tempo che con una cadenza astrale regolare garantisce una continuità temporale “misurabile”. Sulla base di ciò si controlla la quantità e l’erogazione delle risorse. Ad esempio, l’estate è il tempo della raccolta, mentre il rigore dell’inverno comunica una fase critica per l’approvvigionamento del cibo. Quindi la necessità di ordinare tutte le attività connesse alla produzione di beni e di individuare un limite alla quantità, poiché essa non è inesauribile. Infine, si otterrà un fondamentale paradigma.
L’ampiezza, invece, segnala un grande spazio ma non infinito, e quindi la necessità di “calcolare” – o ordinare – la quantità di persone e di esseri viventi che possono usufruire dell’ospitalità terrena. Sono due concetti molto presenti nelle società agricole ed arcaiche del passato, che la modernità ha completamente archiviato, come ben sappiamo. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Da questa doppia osservazione nasce la conseguenza che la Terra, in quanto luogo con delle risorse finite e con uno spazio limitato, rappresenta la necessità cosmica di rispettare un ordine preciso ed ovviamente, per riuscirci, è necessario adottare una disciplina. Termine, questo, emblematico del mondo militare. Quindi, il popolo deve ordinare e disciplinare la propria esistenza per un’esigenza intrinseca di sopravvivenza, che va al di là del potenziamento dell’esercito che ha in sé, poiché nasce dalla struttura stessa della Natura che circonda la vita. Poi questo ordine si trasferisce anche nella gestione dell’esercito.
L’Esercito come simbolo
Ecco: il binomio acqua – terra, ossia pericolo (interno, oscurità dell’abisso) e ordine (esterno, regolarità ciclica del tempo e finitezza dello spazio), completa in maniera congrua l’immagine dell’Esercito come entità in grado di offrire quella potenza funzionale a contrastare le forze nemiche e bellicose in tempo di guerra, attraverso l’ordine e la disciplina che garantisce l’accumulo di forza e di potenza.
È evidente che questa visione naturalistica ci propone un’idea “quasi romantica” della guerra e di cosa debba essere un esercito. Sappiamo bene che non è così e su come la penso non devono esserci fraintendimenti: la guerra è uno strumento abominevole che va ripudiato e l’esercito suggerisce sempre la soppressione arbitraria dei propri simili. E ciò è inaccettabile.
Tuttavia, è importante osservare come la violenza e l’aggressività siano interpretate senza ipocrite rappresentazioni, dando a queste manifestazioni della vita un ruolo intrinseco all’esistenza, come è effettivamente. Poi, come sappiamo, la gestione della violenza e dell’aggressività umana, come quello di disarmare tutti gli eserciti, sono urgenze sempre attuali, e drammaticamente irrisolte.

Nell’I Ching le considerazioni di natura morale sono estremamente rarefatte, non per insensibilità o per un sottaciuto compiacimento con l’idea di una realtà guerresca che fa della legge del più forte una necessità teoretica, anzi, ma per un approccio gnoseologico radicalmente realistico che coglie, appunto, l’ambivalenza di tutte le cose.
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