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Il Viandante appartiene a quelle immagini senza tempo, sempre attuali e mai anacronistiche, poiché con il suo errare verso una meta sfuggente evoca i misteri fondamentali dell’esistenza. È un simbolo che attraversa tutte le epoche ed ha in sé tutti i temi fondamentali della ricerca della felicità e del Senso Universale della vita. Basti pensare ad Ulisse ed al suo lungo peregrinare. Egli rappresenta l’archetipo per eccellenza dell’uomo alla ricerca della Verità, di Sè, della Felicità, dell’Amore, di Dio e molto altro ancora…
L’I Ching, in linea con il suo registro pragmatico ed essenziale, lo cala tra due ideogrammi che ne esemplificano la narrazione.
Il Viandante n.56 è preceduto dall’Abbondanza n.55 (che egli evidentemente smarrisce) e gli succede il Mite n.57 (qualità essenziale di sopravvivenza per chi ha perso tutto).
È un ideogramma di solitudine, di indigenza, di Destini che si esplicano inesorabilmente, di Fato, di chi raschia il fondo del barile. E, a quanto pare, non ci sono scorciatoie.
Il simbolo

Questo è l’esagramma n.56, denominato “Il Viandante”.
Il primo trigramma in basso rappresenta il monte, il secondo in alto il fuoco.
Inutile dire che ogni volta che questa immagine compariva nelle mie personali consultazioni mi ritornava alla mente l’evento decisivo della mia esistenza che a due anni sconvolse la mia vita troncando di netto un futuro sereno e consolidato da buone idee e dalla rettitudine. La (mia) immagine del Viandante appariva ed appare in tutta la sua veste duramente dolorosa e profondamente veritiera sul male (e il bene) del mondo.
Perché la fiamma sopra il monte suggerisce l’immagine del Viandante.
Come gli antichi padri cinesi siano riusciti ad individuare il Viandante immaginandolo come una fiammella sopra un monte è un vero mistero, tuttavia lo spiegano e, alla fine, la congruenza c’è. La staticità del monte contro la dinamicità imprevedibile e vulnerabile di una piccola fiamma, che può spegnersi da un momento all’altro essendo in balia di ogni refolo di vento, segnano l’inevitabile separazione tra i due elementi della natura. La separazione è il sostantivo che in estrema sintesi riassume il destino del Viandante.
Il Destino del Viandante
E a partire da questa verità l’I Ching dipana una serie di osservazioni estremamente utili ma anche estremamente severe su ciò che deve osservare il Viandante per rimanere in vita. In estrema sintesi: o la va o la spacca. Questa è la quotidianità del Viandante.
Ad ogni modo è l’immagine di chi ha perso tutto, o non ha mai avuto mezzi e risorse da renderlo forte e autonomo. Di conseguenza chi incontra questo esagramma fa bene a rivisitare una serie di comportamenti funzionali ad un’etica capace di proteggere chi è debole perché, in qualche modo e per qualche motivo, è debole.
La prudenza, la modestia, la solidarietà sono le tre qualità principali che permettono di evitare e disinnescare inutili e fuorvianti tensioni. Il Viandante deve accompagnarsi con persone e situazioni adeguate al suo stato, ossia contesti in cui l’ordine e il rispetto siano vigenti, dove le regole del vivere pacificamente, della sobrietà e della compassione abbiano attecchito profondamente. La casa del Viandante è la strada ed egli non ha rifugio in caso di calamità naturali o di altro tipo.
Questo comportamento gli permetterà di costruire delle relazioni che potrebbero diventare decisive per il progresso della sua vita. Infatti, il maggior pericolo che il Viandante deve temere, e che costituisce il precetto fondamentale di questo momento iniziatico, è “il non avere nessuno di cui fidarsi in terra straniera”.
Infatti, non è raro che agli uomini tocchi di abbandonare la propria terra per sopravvivere, ma “se si riesce a capire bene la situazione e ad introdursi nel modo giusto, si potrà trovare anche in terra straniera una sfera di attività e una cerchia di amici”.
Quindi, il Viandante se si lascia andare a scherzi inopportuni e a comportamenti villani ed inadeguati per la sua condizione dovrà piangere e lamentarsi di se stesso.
L’insegnamento
Nei Tarocchi l’immagine del Viandante è ripreso dal Matto, che con il suo fardello fatto di un bastone e uno straccio in cui sono raccolte poche cose, vagabonda senza una meta precisa.

Ma il Viandante dell’I Ching soffre di questa sua condizione, mentre il Matto dei Tarocchi non sempre comunica l’inquietudine causata dalla precarietà del suo stato e dall’essere profondamente anticonvenzionale.
L’esperienza del Viandante è quella di chi è chiamato ad uno sguardo zen su se stesso e sulla vita. Io lo chiamo così. Ciò che accade al Viandante è una vera e propria rivoluzione, in cui una catarsi esistenziale fa decadere tutti gli orpelli che mistificano l’apparenza di una bella vita interpretandola come se fosse natura spontanea e normale, mentre è artificio. Lo sguardo zen che il Viandante è quasi costretto a maturare sbaraglia progressivamente, per chi supera la prova, tutte le ipocrisie delle società troppo antropizzate, che eccedono nel manipolare faziosamente la verità dell’esistenza e, soprattutto, della condizione umana, fatta sì di gloria e piacere, ma anche di profonda vulnerabilità e sofferenza.
Ecco, se dovessimo usare il socratico insegnamento del “conosci te stesso”, il Viandante ti invita a conoscere i tuoi limiti, dove non sei capace, quali sono le tue paure, i tuoi traumi infantili, i blocchi psicologici non risolti e ad incontrare ed imparare a gestire il male del mondo. Insomma, un momento iniziatico sicuramente complesso ed articolato ma per imparare a restare in piedi in maniera autonoma ed indipendente, come ho detto all’inizio, non ci sono scorciatoie.
Conclusione
Tuttavia, per chiudere in leggerezza, i segni intrinseci dell’ideogramma invitano all’ottimismo poiché sono presenti qualità importanti nel simbolo, come il buon umore dato dalla letizia e la calma del lago e la lenta ma efficace penetrazione del legno (dell’albero), capace di raggiungere la propria meta con sicurezza e perseveranza.
P.S. per chi volesse scoprire cosa sono i “segni intrinseci” non gli resta che partecipare ai corsi che tengo sull’I Ching (Libro dei Mutamenti).

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