Avere dei soldi da parte è una buona abitudine. Lasciarli per anni su un conto corrente che non riconosce interessi, invece, può essere poco conveniente, soprattutto nell’attuale contesto geopolitico e macroeconomico, caratterizzato da una nuova accelerazione dell’inflazione.
Secondo le stime preliminari dell’Istat, a ottobre 2026 l’inflazione in Italia è salita al 5,4% annuo, dal 4,2% di settembre, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi energetici.
Non è necessario investire in azioni, però, per cercare di limitare questa perdita. Esistono strumenti relativamente semplici, come i conti deposito, i titoli di Stato e gli ETF monetari, che consentono di ottenere un rendimento assumendosi rischi generalmente inferiori rispetto al mercato azionario. La scelta dipende soprattutto da una domanda: quando avremo bisogno di quei soldi? Una somma che potrebbe servirci domani non dovrebbe essere gestita come un risparmio che possiamo lasciare da parte per cinque anni.
Conti correnti remunerati: quando la liquidità produce interessi
Tradizionalmente, il conto corrente serve per gestire le operazioni quotidiane: ricevere lo stipendio, effettuare bonifici e pagare le bollette. Non tutte le banche, però, si limitano a custodire il denaro: alcune riconoscono anche un interesse sulle somme depositate.
Alla fine di ottobre 2026 si trovano offerte promozionali che arrivano intorno al 4% lordo annuo, spesso riservate ai nuovi clienti o subordinate a determinate condizioni. È importante notare che quel 4% è un tasso annualizzato: se la promozione dura sei mesi, su 10.000 euro gli interessi lordi saranno circa 200 euro, non 400. Tolta la tassazione del 26%, rimarranno 148 euro, prima dell’eventuale imposta di bollo. Il rendimento può inoltre cambiare alla fine della promozione.
Ma da cosa dipendono questi tassi? Il riferimento principale è la politica monetaria della Banca Centrale Europea. Quando la BCE aumenta i tassi, le banche tendono generalmente a riconoscere interessi maggiori sui depositi; quando li riduce, anche la remunerazione offerta ai clienti tende a diminuire. Il rapporto, tuttavia, non è automatico. Ogni banca stabilisce le proprie condizioni, anche per attirare nuovi clienti.
Al 30 ottobre 2026, il tasso BCE sui depositi è pari al 2,50%, ma alcune promozioni bancarie offrono rendimenti superiori proprio per ragioni commerciali. Il vantaggio principale di un conto corrente remunerato è che il denaro resta normalmente disponibile per le spese quotidiane, senza necessità di acquistare strumenti finanziari.
Conti deposito: più interessi in cambio di qualche vincolo
Il conto deposito funziona in modo simile, ma nasce specificamente per custodire e remunerare i risparmi. Può essere libero, se permette di recuperare il denaro secondo le condizioni previste dal contratto, oppure vincolato, quando richiede di mantenerlo depositato per un periodo prestabilito. Esistono anche conti svincolabili anticipatamente, spesso con una riduzione degli interessi maturati. Il mercato offre condizioni differenti in funzione della durata. Alla fine di ottobre 2026, fra le proposte più competitive si osservano indicativamente questi tassi annui lordi:
| Durata del deposito | Tasso annuo lordo indicativo |
|---|---|
| 12 mesi | 3,0% – 4,0% |
| 36 mesi | 3,5% – 3,8% |
| 60 mesi | 3,5% – 4,0% |
Gli intervalli rappresentano una selezione delle offerte più competitive, non una media statistica del mercato. Le condizioni dipendono dalla banca, dalla tipologia di vincolo e dagli eventuali requisiti promozionali.
Non è detto, quindi, che vincolare i soldi per cinque anni renda necessariamente più che vincolarli per uno. Molto dipende dalle aspettative sui tassi futuri e dalla politica commerciale della banca. C’è però un vantaggio nel vincolare i risparmi a lungo termine: se scegliamo un deposito a tasso fisso, possiamo bloccare oggi un rendimento che rimarrà invariato anche se la BCE dovesse ridurre i tassi. Naturalmente, vale anche il contrario: se i tassi aumentassero, potremmo ritrovarci con il capitale bloccato a condizioni meno convenienti.
Un altro aspetto importante riguarda la sicurezza dei depositi. Le somme ammissibili depositate presso le banche aderenti al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) sono protette fino a 100.000 euro per depositante e per banca. La garanzia riguarda sia i conti correnti sia i conti deposito. Questo significa che, se abbiamo 70.000 euro su un conto corrente e 50.000 su un conto deposito della stessa banca, la copertura ordinaria complessiva non sarà di 120.000 euro, ma di 100.000. Anche le banche di altri Paesi europei dispongono di sistemi di garanzia dei depositi, che occorre verificare prima di aprire un rapporto.
BOT e BTP: prestare denaro allo Stato
Un’altra possibilità è acquistare titoli di Stato italiani. In questo caso non depositiamo il denaro presso una banca, ma lo prestiamo direttamente allo Stato. Due degli strumenti più diffusi sono i BOT e i BTP.
I BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) hanno una durata massima di dodici mesi e non pagano cedole periodiche. Il guadagno deriva dalla differenza tra il prezzo pagato e quello rimborsato alla scadenza. Per esempio, un BOT quotato a 97 euro può essere acquistato per 970 euro ogni 1.000 euro nominali e viene rimborsato a 1.000 euro alla scadenza. La differenza di 30 euro costituisce il rendimento lordo complessivo.
I BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) hanno invece durate più lunghe e, nelle versioni tradizionali a tasso fisso, pagano cedole semestrali. È importante notare che, se compriamo un BTP sotto il suo valore nominale (che è 100), oltre alle cedole possiamo guadagnare dalla differenza tra prezzo di acquisto e rimborso. Se lo acquistiamo sopra il valore nominale, il rendimento effettivo sarà invece inferiore alla cedola.
Per confrontare due obbligazioni bisogna quindi guardare al rendimento a scadenza, ossia al rendimento complessivo annualizzato previsto acquistando il titolo al prezzo corrente e mantenendolo fino al rimborso. I prezzi cambiano quotidianamente, quindi il rendimento effettivo dipende dal momento dell’acquisto.
Essendo titoli di debito negoziabili, BOT e BTP possono essere rivenduti sul mercato, ma il prezzo non è fisso. Se i tassi salgono, il valore delle obbligazioni già emesse tende a scendere. Se i tassi diminuiscono, tende invece a salire. Questo fenomeno è generalmente più marcato sui titoli con scadenze lunghe. Ecco perché acquistare un BTP decennale per parcheggiare denaro che potrebbe servirci tra sei mesi è una scelta potenzialmente rischiosa, anche se il rendimento sembra interessante.
Attenzione, però: anche BOT e BTP non sono privi di rischi. Il loro prezzo può diminuire se i tassi d’interesse aumentano, soprattutto per i titoli con scadenze più lunghe (rischio di mercato). Esiste inoltre il rischio di credito, ossia la possibilità che lo Stato non riesca a rispettare i propri impegni, e il rischio di liquidità, legato alla difficoltà di vendere rapidamente a un prezzo conveniente. Mantenendo invece un titolo a tasso fisso fino alla scadenza, possiamo conoscere in anticipo i flussi contrattuali e il rimborso previsto, purché lo Stato sia in grado di rispettare i propri impegni.
ETF monetari: un’alternativa flessibile ai depositi
Gli ETF sono fondi d’investimento quotati in Borsa, generalmente a gestione passiva. Si comprano e si vendono attraverso un conto titoli. In particolare, gli ETF monetari cercano di ottenere rendimenti legati ai tassi d’interesse a brevissimo termine, con oscillazioni generalmente contenute. Alcuni investono direttamente in strumenti di debito a breve scadenza. Altri utilizzano contratti finanziari chiamati swap, attraverso i quali replicano il rendimento di un indice di riferimento. Uno dei parametri più utilizzati in Europa è l’€STR, il tasso di interesse overnight (cioè per i prestiti che valgono da oggi fino al giorno lavorativo successivo) del mercato monetario in euro. Al 29 ottobre 2026 si attesta al 2,439%.
Quando i tassi BCE scendono, anche i rendimenti futuri degli ETF monetari tendono a ridursi; quando salgono, possono aumentare. A differenza di un deposito vincolato a tasso fisso, quindi, non possiamo sapere oggi quanto renderà un ETF monetario nei prossimi tre o cinque anni. Per scegliere un ETF è utile considerare diversi elementi: dimensione del fondo, costi di gestione, liquidità degli scambi, modalità di replica e trattamento fiscale.
Tra i prodotti disponibili su justETF possiamo prendere come esempio Xtrackers II EUR Overnight Rate Swap (XEON, ISIN LU0290358497).
XEON è uno degli ETF monetari più grandi e consolidati, con oltre 23 miliardi di euro di patrimonio. Replica tramite swap un indice collegato all’€STR e presenta un costo annuo di gestione (TER) dello 0,10%. Inoltre, essendo ad accumulazione, reinveste i proventi nel patrimonio del fondo. Il guadagno si riflette nel valore delle quote e viene generalmente realizzato quando le vendiamo. Il denaro può essere recuperato vendendo le quote durante gli orari di negoziazione, tenendo conto dei normali tempi di regolamento dell’operazione.
Attenzione, però: un ETF monetario non è un deposito bancario, non beneficia della garanzia FITD e non assicura il rimborso integrale del capitale. Restano rischi di mercato, liquidità e, nei fondi sintetici, di controparte.
Le tasse e i costi: perché il rendimento lordo racconta solo metà della storia
Per valutare quanto conviene uno strumento dobbiamo considerare anche quanto viene trattenuto dal Fisco. In Italia, gli interessi dei conti correnti e dei conti deposito sono normalmente tassati al 26%. I rendimenti dei BOT e BTP beneficiano invece dell’aliquota agevolata del 12,5%. Per gli ETF la tassazione ordinaria è del 26%, ma può essere ridotta sulla quota di proventi riferibile a titoli pubblici fiscalmente agevolati. Secondo le schede justETF consultate a ottobre 2026, ad esempio, per XEON è riportata un’aliquota italiana indicativa del 15,5%, soggetta a possibili variazioni.
Infine, occorre considerare l’imposta di bollo: generalmente lo 0,20% annuo sui prodotti finanziari e sui conti deposito, secondo le rispettive regole di calcolo. Per i conti correnti delle persone fisiche è invece normalmente prevista un’imposta fissa di 34,20 euro annui quando la giacenza media supera 5.000 euro. Bisogna poi considerare le eventuali commissioni di acquisto e vendita e i costi del conto titoli.
Il confronto pratico: quanto rendono 10.000 euro dopo 1, 3 e 5 anni?
Arriviamo alla domanda più interessante: quanti soldi rimangono effettivamente in tasca?
Immaginiamo di avere 10.000 euro da mettere da parte e confrontiamo un conto deposito vincolato, un titolo di Stato con scadenza coerente e un ETF monetario. Per i depositi consideriamo alcune offerte competitive disponibili oggi, rispettivamente al 4% per un anno, al 3,70% per tre anni e al 3,75% per cinque anni.
Per i titoli di Stato utilizziamo i rendimenti di mercato rilevati al 30 ottobre 2026. Per semplificare, ipotizziamo che i BTP vengano acquistati e rimborsati alla pari, cioè a 100, e che la cedola annua sia pari al rendimento lordo indicato.
Per l’ETF monetario prendiamo XEON, ipotizzando che il rendimento annuo rimanga intorno al 2,42% per tutto il periodo. È una semplice simulazione, non una previsione.
Rendimenti lordi di riferimento
| Strumento | 1 anno | 3 anni | 5 anni |
|---|---|---|---|
| Conto deposito | 4,00% | 3,70% | 3,75% |
| BTP | 3,16% | 3,71% | 3,90% |
| ETF monetario XEON | 2,42%* | 2,42%* | 2,42%* |
* Per XEON è ipotizzata la permanenza degli attuali tassi monetari, al netto del TER indicativo. Il rendimento non è garantito.
Guadagno netto complessivo su 10.000 euro
| Strumento | Dopo 1 anno | Dopo 3 anni | Dopo 5 anni |
|---|---|---|---|
| Conto deposito | 276 € | 761 € | 1.288 € |
| BOT / BTP | 257 € | 914 € | 1.606 € |
| ETF monetario XEON | 185 € | 554 € | 924 € |
Il confronto evidenzia alcune differenze interessanti. Sul breve periodo, un conto deposito promozionale può essere molto competitivo, anche dopo la tassazione al 26%.
Sui tre e cinque anni, i titoli di Stato offrono oggi rendimenti interessanti grazie alla combinazione di tassi di mercato e fiscalità agevolata. Bisogna però essere disposti a mantenerli fino alla scadenza se si vuole evitare l’incertezza del prezzo di vendita anticipata.
Gli ETF monetari offrono una gestione flessibile della liquidità, ma il rendimento futuro dipenderà dai tassi. Se la BCE li aumentasse, il risultato potrebbe migliorare; se li riducesse, potrebbe peggiorare rispetto alla simulazione.
C’è poi una differenza importante: nei depositi vincolati a tasso fisso e nei titoli di Stato mantenuti a scadenza, il rendimento può essere sostanzialmente definito oggi, mentre negli ETF monetari resta variabile.
Quale scegliere, quindi?
Non esiste una soluzione migliore per tutti. Chi vuole mantenere una riserva per emergenze e spese impreviste dovrebbe privilegiare strumenti facilmente accessibili, come conti remunerati o depositi liberi. Chi sa già di non aver bisogno di una somma per uno, tre o cinque anni può invece confrontare depositi vincolati e titoli di Stato con scadenze coerenti, valutando il rendimento netto e le eventuali limitazioni alla disponibilità del capitale. Gli ETF monetari rappresentano una possibilità aggiuntiva per gestire denaro temporaneamente non investito, senza dover scegliere in anticipo una scadenza. Non è nemmeno necessario mettere tutto nello stesso prodotto. Una parte della liquidità può rimanere immediatamente disponibile, mentre un’altra può essere destinata a strumenti con durate più lunghe.
L’ultima considerazione riguarda l’inflazione. Un rendimento netto del 3% non basta a proteggere completamente i risparmi se il costo della vita aumenta del 5,4%. Ma permette comunque di attenuare la perdita di potere d’acquisto rispetto a lasciare il denaro infruttifero.
In definitiva, parcheggiare bene la liquidità significa trovare il giusto equilibrio tra rendimento, sicurezza e possibilità di utilizzare il denaro. Il tasso più alto non è necessariamente quello più adatto alle nostre esigenze.
Nota metodologica – Guadagni netti indicativi complessivi, non annuali. I calcoli utilizzano interessi semplici, senza reinvestimento dei proventi, e comprendono la tassazione dei rendimenti e un bollo stimato dello 0,20% annuo sul capitale costante. Sono escluse commissioni e altre spese. Per XEON si ipotizzano tassi costanti e un’aliquota fiscale del 15,5%: il risultato reale varierà e il fondo accumula i rendimenti. Vi sono approssimazioni. Per il confronto sono stati considerati tre BTP effettivamente quotati sul mercato: BTP 2,70% con scadenza 15/10/2027 (ISIN IT0005622128), BTP 3,85% con scadenza 15/12/2029 (ISIN IT0005519787) e BTP Green 4,00% con scadenza 30/10/2031 (ISIN IT0005542359). I rendimenti effettivi annui lordi a scadenza, rilevati da Borsa Italiana il 29 ottobre 2026, sono rispettivamente del 3,16%, 3,71% e 3,90%. Questi rendimenti tengono conto delle cedole, del prezzo di acquisto sul mercato e del rimborso a 100 alla scadenza. I guadagni netti riportati in tabella sono stime semplificate su un capitale di 10.000 euro, ottenute applicando ai rendimenti annualizzati la tassazione del 12,5% e sottraendo un’imposta di bollo indicativa dello 0,20% annuo. Non sono considerati il reinvestimento delle cedole e le commissioni. Gli importi effettivi possono differire in funzione del prezzo di acquisto, del rateo e della durata residua dei singoli titoli.
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Stefano Gennari è laureato con lode in Finanza presso l’Università di Bologna. Ha lavorato per Deutsche Bank, Reply e Deloitte, maturando esperienza nel mondo bancario e della consulenza, con un focus particolare sul Credit e Market Risk.
Da sempre investitore e appassionato di mercati finanziari, ama approfondire le dinamiche economiche, analizzare le opportunità di mercato e sperimentare nuove strategie di investimento.
Grande appassionato di tecnologia e programmazione, soprattutto in Python, si diverte a combinare finanza e analisi quantitativa per sviluppare modelli e strumenti di analisi.
Quando non è impegnato tra mercati, numeri e righe di codice, ama dedicarsi a un'altra sua grande passione: il pianoforte.
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