Alberto Contri, Docente di comunicazione sociale da 25 anni (alla Sapienza, al San Raffaele e alla Iulm). Avendo lavorato in Agenzie di pubblicità multinazionali, ha portato agli studenti l’esperienza concreta che il mondo accademico in realtà non sa portare. Per vent’anni è stato presidente di Pubblicità Progresso, è stato anche Consigliere della Rai per 4 anni, Amministratore Delegato di quella che è poi diventata RaiPlay.

I suoi ultimi due libri si intitolano: “La sindrome del criceto. Una malattia che blocca il paese. Una proposta per rimetterlo in moto” e “McLuhan non abita più qui. I nuovi scenari della comunicazione nell’era della costante attenzione parziale

Ed è da questi due saggi che inizia la nostra intervista. 

 

Contri: Noi oggi viviamo continuamente con la testa dentro il cellulare e vediamo dei frammenti (titoli, sottotitoli e basta). Si vive di frammenti, si collezionano frammenti e si risputano frammenti. Questa modalità di vivere la comunicazione ha un riflesso gigantesco sulla pubblicità, ma anche sul modo di fruire le informazioni e sul modo di relazionarsi fra le persone. Nel saggio “McLuhan non abita più qui”, ho sviluppato una teoria che ho chiamato “Costante attenzione parziale”: in queste tre parole c’è spiegato un po’ tutto questo mondo. Che sostanzialmente è un ossimoro, perché come fa a essere una costante attenzione se poi è parziale?

 

Rubbish in, rubbish out (Frammenti entrano, frammenti escono)

 

Questo è un problema letteralmente antropologico, perché ci sono dietro un sacco di problematiche di carattere neurologico, sociologico, psicologico, di intelligenza (intelligenza neurale, intelligenza artificiale). A me piace occuparmi un po’ di tutte queste materie con un approccio interdisciplinare e anche olistico, cioè da un punto di vista globale.

Un mio grande maestro diceva “quando non riesci a capire bene un problema, move the camera… sposta il punto di vista e riuscirai a cogliere che cosa sta veramente succedendo.

“La sindrome del criceto” spiega che l’uomo di oggi è preso in una tenaglia con due ganasce dove da una parte c’è la mitizzazione dell’intelligenza artificiale, il transumanesimo, la spinta a far credere che il nostro cervello da analogico possa diventare digitale, e dall’altra c’è la questione legata al Gender che non è un giudizio su come si vive la propria sessualità, ma il fatto che è un uomo che non ha storia, origini. 

Queste due cose fanno in modo che quest’uomo sia un essere sempre più robotico e privo dei propri pensieri. 

E questo sembra essere l’obiettivo del grande Reset che porterebbe a pensare che tutti i lavori pesanti e difficili li fanno i robot, i lavori modesti li fanno gli immigrati e tutti gli altri sono da togliere di mezzo. Non so se il progetto del grande Reset esiste o non esiste, sta di fatto che tutto quello che ci sta succedendo sembra portare a pensare di sì. La comunicazione, in tutto ciò, gioca un ruolo fantastico, nel senso che c’è di mezzo tutto.

 

Baldini: che distinzione c’è tra informazione, pubblicità e propaganda?

 

Contri: Siamo arrivati a una fusione di tutto. L’informazione dovrebbe essere quella giornalistica. Ho letto recentemente un aforisma molto divertente di Mark Twain addirittura che diceva: “Se non leggi i giornali non sei informato, ma se li leggi sei disinformato.”

Il giornalista, in realtà, dovrebbe essere il cane da guardia del potere, dovrebbe essere quello che va a vedere che cosa c’è veramente dietro le quinte, del perché e del per come si fanno le cose, spiegare i motivi economici sociali eccetera eccetera. Se diventa invece un megafono di una sola voce che dice la stessa cosa in tutti i giornali (come sta avvenendo oggi) e in tutte le televisioni, allora la cosa diventa preoccupante. Saltando direttamente la pubblicità passiamo alla propaganda.

La pubblicità è una tecnica ben precisa e serve a spostare le merci dagli scaffali alle case delle persone. Ed è utile e necessaria tanto quanto le macchine per impastare il formaggio e i camion che trasportano le cose. È un mestiere che ha a che fare con il gusto, con la capacità di racconto cinematografico e televisivo, con il trattare le immagini, la musica e la narrazione.

 

Baldini: credi che lo stile e il tipo di linguaggio proprio della pubblicità abbiano contribuito (come concausa) alla minore durata della capacità di concentrazione?

 

Contri: I bambini capiscono immediatamente che lo spot pubblicitario è una favola con un inizio, uno svolgimento e una fine, cioè racconta qualcosa e finisce con la morale che è il consiglio di comprare questo o quell’altro; penso che il vero problema della nostra vita sia quello che ho detto prima, la Costante attenzione parziale, ossia prestare attenzione senza approfondire mai niente.

 

Baldini: Tornando al concetto di concentrazione parziale, si può dire che le persone che in questi due anni hanno letto solo i titoli dei giornali abbiano contribuito allo sfaldamento del tessuto sociale?

 

Contri: Sì. Riguardo a Pandemia e Virus mi posso considerare un esperto perché ho lavorato per 21 anni in una multinazionale e si può affermare che le uniche informazioni che hanno i medici riguardo ai farmaci arrivano dalle case farmaceutiche. Fino agli anni ‘60, ‘70, ‘80, le case farmaceutiche hanno creato dei farmaci di grande importanza, quelli che hanno creato delle rotture evolutive. Mentre negli ultimi vent’anni non è stato creato nulla di nuovo, se non delle piccole varianti. I brevetti sono scaduti e questi farmaci si sono trasformati in generici, così le aziende si sono trovate con dei buchi enormi nei bilanci e in grande difficoltà, anche perché i fondatori che erano anche grandi ricercatori sono venuti a mancare. Nelle aziende sono subentrati i figli e via via i grandi fondi di investimento (BlackRock, Vanguard, Deutsche Bank ecc.) il cui obiettivo principale è esclusivamente il profitto. E quindi sono avvenuti dei fenomeni pazzeschi, come allargare il target dei farmaci e utilizzarli off-label, per cercare di vendere di più.

I vaccini si sono presentati come grande opportunità per le case farmaceutiche, la PFIZER stimava di raggiungere i 15 miliardi di fatturato ed è arrivata a 80.

Tra l’altro sta emergendo sempre più chiaramente che non sono veri e propri vaccini, perché un vero vaccino evita alla persona di infettarsi e dovrebbe evitare di contagiare altre persone. Gli studi portati avanti da Inghilterra, Canada e Israele hanno evidenziato che 9 decessi su 10 erano persone tri-vaccinate. Quindi c’è qualcosa che non va.

Esiste una narrazione univoca, usata anche per lo slogan del Presidente del Consiglio “Se non ti vaccini muori e fai morire le altre persone”. In questo caso è stata utilizzata la neolingua, concetto trattato da G. Orwell nel suo libro 1984, dove si modifica il significato delle parole per modificare la realtà. Così è avvenuto quando è stato chiamato vaccino un farmaco sperimentale di cui avremo i primi dati nel 2023 e altri nel 2050. Quando il Papa ha detto “Vaccinarsi, è un atto di amore”, ha sicuramente pensato ai vaccini del morbillo che abbiamo fatto tutti.

Invece questi farmaci stanno avendo una quantità di eventi collaterali enorme. Quanti sportivi stanno crollando sul campo per malori o morti improvvise?

Questo non significa essere novax. Ma la teoria più prudente è che si sarebbero dovuti vaccinare all’inizio solo i più fragili e gli anziani, e poi lasciare circolare il virus naturalmente, però curandolo entro i primi tre giorni con degli antinfiammatori molto semplici che costano 2-3€.

Tutti quelli che sono stati curati in questo modo non sono mai andati in ospedale. Invece, chi è stato curato con paracetamolo e vigile attesa, sì. Se si interviene solo dopo 8/9 giorni, il 70% non esce più.

Ora, la variante Omicron si è ibridata con il virus del raffreddore ed è molto infettiva ma poco pericolosa. In molti paesi (p.e. Finlandia e Svezia) si è deciso di lasciare che la popolazione si infetti, inclusi i bambini che tra l’altro reagiscono meglio al virus.

Questa sì che è stata propaganda! La vaccinazione dei bambini è stata pilotata con false dichiarazioni e visto che i medici di base non intervengono più, le mamme sono abituate a portarli direttamente in ospedale e lì si infettano ancora di più. Invece di scatenarsi ad acquistare respiratori e mascherine taroccate in Cina, bisognava assumere 10.000 giovani medici e farli andare a curare i pazienti a casa con protocolli ben precisi!

Mi dicono: “Ma allora tu non ti fidi degli enti regolatori?”. E qui vediamo come gioca la comunicazione in tutto ciò!

L’EMA è finanziato all’80% dalle case farmaceutiche, che dovrebbe farne il proprio organismo regolatore. È curioso che i regolandi finanzino il regolatore, no? Lo stesso dicasi per l’OMS.

Se andate nel sito JUSTICE.ORG (sito del Ministero della giustizia americano) e cliccate su PFIZER vedrete che ci sono 432 processi di ogni tipo a suo carico per violazioni OFF-LABEL e altre. Non stiamo parlando della vispa Teresa o di un angioletto: sono aziende che pur di vendere ne fanno di tutti i colori.

In questa costante attenzione parziale, qualcuno lancia uno slogan, lo dice il Presidente del Consiglio o il Presidente della Repubblica, il Papa o alcuni medici famosi, lo si legge sulla stampa e poi si sente nei canali televisivi… e la gente si ferma lì (il 90%).

Anche parlare degli effetti collaterali da vaccino sembra sia un peccato mortale. Confrontando il sistema americano V-SAFE che controlla gli effetti collaterali (vigilanza attiva) con il sistema italiano di vigilanza passiva, i dati di vigilanza italiani sono del 580% sottostimati rispetto a quelli americani.  

Anche riguardo alla guerra in Ucraina indugiano su immagini crude, cosa che non succede per le altre guerre. Chiaramente ritengo che un’aggressione del genere sia condannabile e per questo penso che bisognerebbe trovare una soluzione al più presto, che non è certo quella di inviare armi all’Ucraina. Draghi afferma che chi non vuole l’invio delle armi, vuole che l’Ucraina perda la guerra. Affermava che è un paese democratico, ma definire il governo ucraino come una democrazia mi sembra un’esagerazione.

Per stare sul piano della comunicazione, è successa una cosa molto interessante: quando gli americani hanno voluto cambiare il governo filo-russo in Ucraina, hanno fatto fare una fiction di 3 anni a Zelensky dove interpretava il ruolo di un popolano che si ribellava al potere e sbaragliava la corruzione. È diventato talmente popolare che appena terminata la fiction hanno finanziato la campagna elettorale con 5 miliardi di dollari dove lo slogan della campagna era il titolo della fiction: Servitore del popolo.

Chi dice che il governo ucraino è stato democraticamente eletto con il 72% dei voti non dice il vero, perché al primo turno Zelensky ha preso il 30% dei voti e al secondo turno sono andati a votare il 45% degli elettori e ha preso il 72% del 45% che non è esattamente il 72% di tutta la popolazione.

Vedete come la comunicazione ha giocato un ruolo importantissimo anche in questo caso.

 

Baldini: È così facile manipolare le persone?

 

Contri: Noi abbiamo un desiderio forte di essere dalla parte giusta. Se riesco a convincerti che una certa cosa è cool (è bello, è buono ed è giusto essere da quella parte), subito ti sembrerà una cosa giusta. E in questo caso appartieni alla voce maggioritaria che si associa all’autorità.

Un tempo l’autorità veniva vista con una certa diffidenza, adesso credere di essere dalla parte della ragione fa godere le persone. Ci sono varie pulsioni interiori che ti spingono a sentirti parte di quell’autorità e a criticare quelli che la pensano diversamente delegittimandoli, descrivendoli come pericolosi novax, filo-putin ecc,

Ma chi esercitava il criterio del pensiero critico prima, lo esercita anche oggi e cerca di capire dove sta la verità e dove sta la menzogna. Ed è difficile, perché le guerre sono anche state guerre di comunicazione.

Giorni fa è stato fatto circolare un articolo molto documentato della giornalista Maria Grazia Bruzzone che era stato scritto su La Stampa nel 2014 intitolato “Adesso in Ucraina comandano i neonazisti ma all’occidente gli va bene così”.

Nell’articolo c’erano, tra l’altro, i simboli di queste formazioni dove ci sono questi trucidoni pazzeschi e che adesso sono integrati nell’esercito. Appena l’articolo ha cominciato a girare è stato tolto dall’archivio de La stampa e non si trova più. Cancellato! Quando si arriva a queste manipolazioni, si capisce che c’è qualcosa che non torna ed è chiaro che il giornalismo è diventato una sorta di megafono del potere.

Claudia Baldini

Consulente comunicazione - Proprietaria e direttore di testata giornalistica indipendente "L'Arte del comunicare" - P.R. - Speaker - Formatrice