I bambini magici

I bambini della mitologia

La mitologia, senza dimostrare nulla ma solo con il potere analogico del linguaggio simbolico, ha sempre raccontato molto di vero dell’uomo, sulle sue gioie, sui suoi dolori, sulla felicità e sul dolore. E quando ha narrato sull’infanzia lo ha fatto molto spesso descrivendo le gesta straordinarie di divinità o epici mortali nei loro primi passi di vita.

Qui, a seguire, presenterò alcuni esempi narrativi su quanto hanno espresso nelle loro incipienti gesta terrene.

Ma prima di proseguire Vi pongo una domanda che nasce dalla mia riflessione e che costituisce l’ossatura di questo modesto testo.

La letteratura mitologica non mostra esitazioni: la magia ed i poteri sovrumani sono reali e la caratterizzazione di queste figure sono talmente diffuse, intense e trasversali che pongono un dubbio radicale:

posto che il bambino quando gioca agisce sempre secondo le leggi della magia

  • è il dio bambino che per necessità manifesta subito la sua natura compiendo dei gesti di una potenza inaudita 
  • o è la fenomenologia esistenziale dell’infanzia che determina le condizioni necessarie per poter esprimere i magici poteri di cui sono dotati tutti i bambini?

La Natura, nell’accezione più ampia del termine, si presenta come un tutt’uno con gli eventi straordinari descritti. Un tratto molto frequente dei neonatali divini è dato da un rapporto letteralmente viscerale con l’ambiente, che li partorisce nelle modalità più diverse e li nutre spesso con forme improponibili ai comuni mortali. E questo perché la componente bestiale o vegetale o minerale è espressione diretta della componente divina: è ciò che la certifica.

In una parola: magia.

Vediamo alcuni brevi esempi.

Natali divini: mitologia greca.

Zeus (Giove). Cominciamo con la divinità più importante del pantheon greco. Per evitare di essere divorato dal padre Crono, il quale voleva annullare la predizione che lo voleva spodestato da un figlio, Zeus fu salvato dalla madre Rea. Ella lo nascose in una grotta, fu nutrito dalla capra Amaltea e protetto dai Cureti, divinità minori appartenenti alla corte di Rea. Questi ultimi, per coprire i vagiti dell’infante divinità, agitavano spade e scudi deviando le ricerche infanticide dei sicari di Crono.

L’eccezionalità ovviamente sta nel riuscire a sopravvivere in simili condizioni.

Afrodite (Venere). La dea dell’amore nacque dalla schiuma (aphros) del mare. Questa si formò quando i genitali di Urano, evirato e sconfitto dal figlio Crono con la complicità della madre Era, furono gettati nell’oceano. Da questo gesto altamente simbolico prese vita Afrodite.

Atena (Minerva). La dea della saggezza nacque dalla testa del capo del Monte Olimpo. Infatti, temendo costui la profezia che lo voleva cacciato da un figlio (anche lui), ingoiò la madre di Atena e sua compagna Meti mentre era ancora incinta. In seguito a un forte mal di testa Zeus chiese ad Efesto di spaccargli il cranio, da cui emerse Atena che nel frattempo era stata curata e seguita dalla madre (tutto dentro la testa di Zeus). Uscì già adulta e armata di tutto punto, pronta ad intraprendere gesta eroiche.

Ermes (Mercurio). Appena nato fuggì dalla grotta in cui la madre Maya lo aveva adagiato e rubò la mandria ad Apollo. Nel contempo inventò la lira usando un guscio di tartaruga, che si rivelò provvidenziale. Infatti, Apollo, rapito dalla magia della musica prodotta dallo strumento, salvò Ermes da una tremenda vendetta solo in cambio della lira. Tutto questo durante il suo primo giorno di vita.

Eracle (Ercole). Appartiene ad una categoria inferiore, in quanto semidio. Essendo figlio illegittimo di Zeus ed Alcmena, una mortale bellissima e virtuosa sedotta con l’inganno, la compagna di Zeus Era, furiosa per l’ennesimo tradimento, inviò due mostruosi serpenti ad uccidere il neonato. Ma il piccolo rivelò la sua discendenza divina uccidendo a mani nude sulla culla i due terribili e sanguinari mostri.

Mitologia romana: Romolo e Remo.

Com’è noto i due gemelli furono salvati dalla lupa che li allattò. La narrazione prende avvio ad Alba Longa in cui il re Numitore fu deposto dal fratello usurpatore Amulio. Quest’ultimo, non contento, costrinse anche sua sorella Rea Silvia a diventare una sacerdotessa. In questo modo il vincolo del voto di castità avrebbe evitato che nascessero eventuali pretendenti al trono. Ma il destino volle che Marte si innamorasse di lei e che dalla loro unione nascessero due gemelli: Romolo e Remo, appunto. A questo punto Amulio, per proteggere il suo potere da una futura rivendicazione da parte dei due nipoti, ordinò ai propri soldati di prelevarli ed abbandonarli in una cesta sul Tevere. Tuttavia, gli esecutori del plurimo infanticidio si premunirono di evitare che la cesta fosse travolta dalla corrente, così i due si salvarono incagliandosi in una secca vicino ad un fico. A questo punto la lupa si occupò di loro finché una coppia di pastori, Faustolo e Acca Larenzia, li trovarono e li crebbero in salute.

Mitologia egizia: Horus.

Con Horus, figlio di Iside dea della magia, e di Osiride, si rivela una divinità che rappresenta con i suoi poteri il trionfo della componente divina e umana sulla morte e sul caos. In questo mito la magia, come espressione della conoscenza della vita e di un potere superiore, è pienamente incarnata.

“Horus il bambino” (Arpocrate) è spesso rappresentato come il sole nascente.  È sicuramente uno dei miti più significativi dell’area magico-spirituale. Il suo ascendente e il suo fascino hanno veramente attraversato i millenni ed è ancora oggi un riferimento per chi nutre interesse per questo ambito.

Anche lui vive un’infanzia segnata dal rischio mortale di essere ucciso dallo zio Seth, fratricida sempre per motivi dinastici. Sarà la madre, che lo partorirà miracolosamente dopo la morte del padre Osiride, a proteggerlo dalle insidie assassine del fratello del padre. Nel mito la madre è costretta a nasconderlo nelle paludi del Delta del Nilo. Qui riesce a sopravvivere nonostante gli scorpioni, i serpenti e i coccodrilli attentassero alla sua vita. In questo senso i poteri magici della madre ebbero un ruolo decisivo.

Con questa vicenda Horus divenne un simbolo di guarigione e di protezione per i bambini. Spesso è raffigurato mentre gestisce intrepidamente incontri pericolosi con fiere ed animali velenosi, rappresentando concretamente il potere di cui era provvisto e che la madre gli trasmise.

Momento topico del mito di Horus è lo scontro decisivo con lo zio Seth. In questo conflitto, durato 80’anni e che termina con il riconoscimento da parte del tribunale degli dei del legittimo diritto di Horus di presiedere il trono del padre, quest’ultimo perde un occhio in un combattimento contro Seth. Fortunatamente lo zio Toth, divinità della saggezza, ebbe modo di recuperarlo e miracolosamente riuscì a guarirlo.

Nell’Ermetismo Horus e l’Occhio di Horus sono dei simboli centrali, che costituiscono dei capisaldi sapienziali.

Horus il bambino è il protettore dei vulnerabili e degli indifesi, altresì del dominio magico sulle forze della natura e del male . L’Occhio di Horus rappresenta l’ordine, l’integrità e la salute, ed è considerato un efficace amuleto.

Mitologia induista: Krishna

Anche con Krishna la dimensione infantile assume una rilevanza primaria. Sono celebri le sue monellerie che lo descrivono come un bambino comune, mortale, dotato di una gioiosa umanità e di una semplice quanto seducente sensibilità verso le debolezze e le fragilità della vita.

Molto conosciuto è il racconto del furto del burro. Il bambino Krishna era molto goloso del burro fresco appena zangolato dalle pastorelle. Per accaparrarselo si inventava strategie sempre nuove. I vasi di burro erano appesi in alto ma lui e i suoi compagni, o con delle scale umane o con sassi o altro, riuscivano sempre a rubare il contenuto, che veniva sempre distribuito tra tutti, scimmie comprese. Yashoda, la madre di Krishna, riceveva spesso le lamentele delle pastorelle, anche se erano espresse sempre in una maniera affettuosa ed ammirata, poiché erano comunque affascinate dalla giovanissima figura divina. Un giorno la madre, disperata dalle continue scorribande del figlio, lo volle legare ad un mortaio ma ogni tentativo andava a vuoto: la corda immancabilmente risultava corta “di due dita”.

Il significato spirituale e simbolico del racconto è molteplice. Il burro rappresenta il cuore puro; Krishna appare come un ladro di cuori; la sottomissione del bimbo nei confronti della madre annuncia la disponibilità ad essere raggiunto e controllato da chi gli è amorevolmente devoto a prescindere dai suoi comportamenti.

Infine, potere divino, dimensione magica e infanzia costituiscono un tutt’uno reale e quotidiano, per nulla scisso dalle vicende e dalle ansie giornaliere comuni a tutti.

Visione taoista: il bambino di Lao Tzu

Diversa è la presentazione della realtà neonatale cinese. La visione che il taoismo offre del bambino, anzi, del neonato, è agli antipodi della nostra: per noi è l’emblema della vulnerabilità e della debolezza. È simbolo dell’importanza fondamentale della cura, della perpetua assistenza, in un’immagine: dell’amore materno e della protezione paterna.

Ma per il leggendario fondatore del taoismo non è così. Infatti, posto che nel nascituro l’energia vitale è alla sua massima potenza e che le rigide briglie dell’intelletto, del vissuto e della conoscenza razionale sono ancora inesistenti, il neonato è l’essere più potente che esista.

Questo perché il bambino è in perfetta coincidenza con il senso superiore del Tao, che esprime esattamente l’armoniosa vitalità del Tutto, l’energia naturale e pura che risiede nelle profondità misteriose, magmatiche ed imperiture dell’Essere. Il breve canto 55 del Tao Te Ching ne esprime chiaramente il senso e i brevi, sintetici ed esemplificativi passi chiudono con una chiosa straordinaria: “Allungare la vita si dice nefasto. Se il cuore controlla il soffio vitale, ciò si dice: essere rigidi. Quando gli esseri hanno raggiunto la loro maturità, invecchiano. Tale controllo è contrario alla via. Ciò che è contrario alla Via (Tao) presto perisce”.

Questo arcaico ma sempre attuale sguardo filosofico sulla realtà è tra i più affascinanti e profondi dello scibile umano. Squarcia il velo che maschera faziosamente i bambini come del tutto ignari ed inadatti al percorso esistenziale. Lao Tzu eleva alla massima potenza il bimbo in quanto, nella sua inconsapevolezza, racchiude esattamente tutta la incommensurabile potenza vitalistica presente nella sua pienezza di virtù, intesa come perfetta espressione della Natura, ponendolo in perfetta coincidenza con il Tao.

Gesù bambino

La nascita di Gesù, lo scenario che lo circonda con i Magi e la Stella Cometa, è un chiarissimo momento di sacralità e di connessione cosmica e divina con la Terra e l’umanità. Ma poi di Gesù non si sa più nulla fino ai trent’anni, ossia fino all’inizio della predicazione. Solo un altro episodio narra di Gesù prima della maturità, attorno ai dodici anni: è Luca a raccontare questo momento. Durante la Pasqua Egli si attarda al Tempio di Gerusalemme a discutere con i dottori della Legge. Questi ultimi lo ascoltarono stupiti per la sua saggezza. Maria e Giuseppe lo ritrovarono preoccupati dopo tre giorni di ricerche: Egli rispose Loro che “doveva occuparsi delle cose del Padre suo”.

Tuttavia esiste “un altro” Gesù bambino: quello descritto dai vangeli apocrifi. Qui l’infanzia è un momento essenziale per manifestare immediatamente la sua natura divina e i suoi poteri sovrannaturali. In particolare il Vangelo dell’infanzia di Tommaso si prodiga in queste descrizioni. Così la quotidianità del Divin Fanciullo è costellata da gesti straordinari e da dimostrazioni di una conoscenza sconfinata. Va detto che non sempre i suoi comportamenti furono caratterizzati da sentimenti buoni e di tolleranza. Riporto alcuni esempi.

  • Un giorno Gesù è rimproverato da un adulto che lo coglie di sabato (giorno sacro interamente dedicato al riposo) intento a modellare con la sabbia degli uccellini. Egli, per schernirsi e sconvolgere lo zelante osservatore, con un battito di mani trasforma gli uccellini di sabbia in uccellini vivi, i quali scompaiono immediatamente prendendo il volo.
  • Altro aneddoto: una volta ritornando a casa con un’anfora colma d’acqua involontariamente la rompe. Con il suo mantello la raccoglie e la consegna a Maria intatta.
  • In un’altra occasione, aiutando il padre nel lavoro di falegname, allunga una trave di legno che era stata tagliata troppo corta.
  • Altre volte il Bambino mostra tratti decisamente duri e vendicativi con chi gli si oppone, in particolare con un coetaneo che lo urta: Egli per ripicca lo uccide “seccandolo”.
  • Oppure fa svenire un maestro reo di essere un ignorante. Comunque, fortunatamente, all’ultimo momento i malcapitati vengono graziati in seguito alle supplichevoli intercessioni di Giuseppe nei confronti del Figlio.

In realtà, sarà Gesù stesso a chiarire la Sua visione dell’infanzia. Nei Vangeli di Marco (10,14) e di Luca (18,16), ma in particolare in quello di Matteo (18,3). L’occasione per esprimere il suo sentire arrivò allorquando dovette rispondere a chi gli chiedeva chi fosse il più grande nel Regno dei Cieli, Gesù rispose: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”.

Mitologia etrusca

Per ultima, in questa breve rassegna, ho lasciato la mitologia etrusca, poiché simbolicamente è quella che racchiude con maggior enfasi e profondità il binomio magia-infanzia.

La rivelazione religiosa e spirituale della tradizione è infatti comunicata da un bambino, Tagete. La scelta ovviamente non è casuale. Inoltre, secondo Cicerone, il bambino ha una voce da adulto se non da vecchio. Secondo altre fonti anche i tratti del viso sono da adulto ed ha i capelli bianchi. Di fatto non esiste nessuna rappresentazione di Tagete storicamente fondata, ma solo ipotesi.

Tuttavia, appare ragionevole supporre che l’associazione bambino-vecchio fissi in uno spazio temporale ciclico lo svolgimento della vita: tra il nuovo e il vecchio, all’insegna di una costante reciprocità. Anche se l’eccedenza di significati simbolici è tale che tante altre possono essere le interpretazioni, delle quali alcune particolarmente calzanti: facendo appena appena un passo indietro, pensiamo solo all’adulto che si deve fare bambino per accedere al Regno dei Cieli di Gesù…

Ma nella mitologia etrusca la magia entra in scena da protagonista fin da subito, in quanto il compito di Tagete è esattamente quello di insegnare agli Etruschi la scienza della divinazione e di tutte quelle arti ad essa connesse: l’Etrusca Disciplina.

Il mito narra che un giorno, presso Tarquinia, mentre un contadino arava la terra da una zolla improvvisamente comparve un bambino. Tarconte, così si dice che si chiamasse l’agricoltore, ma altre fonti suggeriscono che si trattasse addirittura di Tarquinio Prisco, emise un urlo di sorpresa che richiamò l’attenzione di altre persone e, alla fine, attorno al bambino si raccolse un grande capannello.

Tagete, assieme alla lasa Vegoia (Vecu) anch’essa divinità depositaria dell’Etrusca Discicplina, rivelò tutta la sua conoscenza, che fu raccolta in tre testi: gli Aruspicina, i Fulguralia e i Rituales, andati perduti misteriosamente.

Allorché ebbe terminato il compito per cui era apparso svanì nel nulla, esattamente com’era venuto, per sempre.

Un Destino superiore ed un rapporto profondissimo con la Natura fanno di questi miti un esempio lapidario di come il reale potere superiore non possa prescindere da una relazione simbiotica con la vita nella sua espressione infinita e multiforme.

E qui mi ripeto: in una parola magia.

Breve conclusione

Il mondo della magia, intesa come esperienza spirituale vera, autentica, che si staglia oltre il rigore della logica, del calcolo, dell’oggettività fine a sé stessa, coinvolge in maniera naturale i rappresentanti più piccoli dell’umanità da sempre. Su questo mi pare non ci siano dubbi, tanto che il quesito posto all’inizio rimane legittimo ed entrambe le ipotesi possono essere validate. Infatti, da un lato la descrizione delle gesta strabilianti di un bimbo divino avevano sicuramente la funzione di certificare immediatamente la qualità celeste della creatura. Ma è altresì plausibile ritenere che l’età della magia per antonomasia sia l’infanzia per le specifiche qualità presenti in questo periodo della vita in ogni essere umano, le quali, nel processo di crescita dell’uomo, inteso sia nella sua singolare individualità e sia nelle storie delle civiltà, vengono progressivamente occultate, ma non estirpate.

  • Marco Virgilio Foroni, alias La Via di Oqram, esplora da 30’anni le pratiche divinatorie di ogni continente.

    Ora, ne ha fatte sue in particolare tre: l’I Ching (Libro dei Mutamenti), i Tarocchi Marsigliesi e l’Acutomanzia.

    La sua storia ha avuto inizio quando, in un periodo di estrema solitudine e sofferenza, gli regalarono il Libro dei Mutamenti. Appena il testo magico gli fu posato tra le mani una potente verticale vibrazionale gli attraversò dall’alto in basso il Sushumna Nadi (la colonna vertebrale). Nell’oscurità magmatica ma vitale del suo inconscio si attivò un lungo processo catartico e rivelatore, che lo avrebbe trasformato radicalmente.

    Nel contempo, come uno zelante discepolo della Verità, acquisì una laurea in filosofia e colse con lucida ed intuitiva irrazionalità il Mistero del Fiore d’Oro.
    Lo sfiorò velatamente con le labbra e odorò delicatamente il profumo del principio trasversale ed invincibile del linguaggio simbolico, capace di rovesciare ogni ordine e ogni umana legge, capace di superare ogni categoria di spazio e di tempo.

    Capace di sentire lo sfuggente acuto lirico dell’Unità con il Tutto.

    Ancorato alla tradizione, la pratica de La Via di Oqram conserva l’arcaico e radicale carattere predittivo. Ma, nello stesso tempo, propone una visione della vita, della realtà, completa ed attenta alle esigenze della contemporaneità, poiché attinge dalle conoscenze sapienziali delle grandi tradizioni europee ed orientali, integrandole con gli attuali bisogni del Sè.

    Il suo orizzonte di senso cavalca l’onda orientale del Taoismo, del Buddismo, del Confucianesimo, incarnata nello sguardo prometeico, pratico e sintetico, dell’Occidente.
    In un’immagine: divinazione evolutiva.

    Disponibile per consultazioni, serate di divulgazione e corsi di formazione.

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