K’an l’Abissale

K'AN L'ABISSALE

L’Abissale è il 29^ simbolo tra i 64 dell’I Ching. Per chi non conoscesse l’I Ching, è un manuale di divinazione cinese, antichissimo. È conosciuto anche con il sottotitolo “Il Libro dei Mutamenti”, dal principio filosofico taoista che lo fonda, il quale sostiene che tutto in Natura è destinato a mutare, a trasformarsi. Ciò che è eterno è questo processo.
Nasce nella notte dei tempi e raccoglie molta della grande conoscenza simbolica e divinatoria di cui i Cinesi sono stati grandi interpreti fino all’avvento del Maoismo. Quindi fino agli inizi del Novecento.
I 64 ideogrammi scandiscono il percorso iniziatico di un cuore puro, conditio sine qua non il Libro non si “apre”.
L’Abissale è l’acqua. E tra gli 8 elementi della natura (Cielo, Terra, Acqua, Fuoco, Lago, Tuono, Montagna, Vento-Legno) che strutturano questo antichissimo linguaggio simbolico, l’acqua è ciò che rappresenta il pericolo.

Ho fatto fatica ad immaginare, e a capire, perché l’acqua fosse interpretata come simbolo di pericolo. Nonostante avessi letto molte volte le spiegazioni di questa visione, per i Venerabili Maestri Cinesi è così, o era così, perché l’I Ching non ha più l’appeal che ha avuto in passato. Ma questo è un altro discorso.

L'acqua per noi

Per noi l’acqua, sia simbolicamente che fenomenologicamente, è innanzitutto sinonimo di vita. È l’elemento primordiale senza il quale nulla avrebbe potuto essere ciò che sulla Terra.
La prima forma di vita è comparsa nell’acqua e grazie (anche) all’acqua. Ma gli esempi sono innumerevoli. Il liquido amniotico è composto al 98/99% di acqua. Il nostro corpo è caratterizzato da un 60/70% di acqua. L’acqua è sempre stata, e continua ad esserlo, catalizzatrice e aggregante per le comunità umane e animali. E si potrebbero fare altri esempi del ruolo primario che ha avuto ed ha tutt’oggi questoelemento della natura su tutte le forme di vita. Ma non solo da un punto di vista scientifico e antropologico ma anche simbolico. Ne faccio uno su tutti, che mi sta particolarmente a cuore.
La principale divinità etrusca fu una dea chiamata Voltumna (ma anche Norzia o Fortuna), “discendente” dell’archetipo della Bona Dea. Fu la più importante del loro grande pantheon di divinità che, ricordo, comprendeva sia divinità ctonie (tra i pochissimi) che celesti. È attorno al V sec. a.C. che l’icona dell’antica dea creatrice, patrona delle acque, fonte di vita, dispensatrice di abbondanza, simbolo di fertilità viene rappresentata con la coda bicaudale, la parte superiore del corpo da donna e le ali. Per questo motivo era chiamata anche la triplice dea: per il suo incontrastato dominio su tutte e tre le dimensioni della Terra, l’acqua, la terra e il cielo. E fu tra l’altro la progenitrice delle Sirene, figure divine che furono centrali come importanza e benigne finché rimasero soggette alla protezione delle civiltà matriarcali, per poi decadere in una rappresentazione critica e di sventura con l’avvento del patriarcato, ma questo è un altro discorso.

L'acqua per i cinesi

I Cinesi invece, osservando il movimento dell’acqua, hanno tratto altre conclusioni, molto meno rassicuranti e luminose della nostra tradizione.
Allora: innanzi tutto il simbolo che rappresenta l’acqua è denominato K’an, che significa precipitare dentro. Ma questo precipitare dentro ha incontrato le mie resistenze prima di entrare nella mia rappresentazione simbolica della realtà. Forse per l’immagine dominante positiva che ha l’acqua nella nostra tradizione. Forse per una ritrosia mia, inconscia, causata da chissà che cosa. O, forse, causata da una mia vita precedente, magari proprio in Etruria... Chissà.

Ad ogni modo, la versione ufficiale dell’I Ching ha messo in evidenza che il significato di questo precipitare dentro emerge dal simbolo mostrato dall’ideogramma K’an, che allude all’immagine di un cuore - simbolo luminoso linea yang - racchiuso nel corpo - simbolo oscuro linea ying. Per analogia, questa immagine va collegata al movimentodei torrenti e dei fiumi che alla fine confluiscono al lago o al mare - le acque come simboli luminosi contenuti dai simboli oscuri delle rive, degli argini, delle coste e della terra. Ma non riuscivo a capire dove fosse il pericolo, dove fosse l’origine della qualità abissale, al di là delle alluvioni, delle tempeste, dei maremoti...
Finché, alla stregua di un’occulta rivelazione, mi è balzata agli occhi un’altra riflessione, ed è fortemente suggerita dal termine che hanno dato i traduttori al termine K’an, ossia Abissale. Perché così com’è stato spiegato non si capisce dove stia il senso di “Abissale.”

L'Abissale nella sua accezione di pericolo

E così ho compreso che l’aggettivo Abissale esprime qualcosa di molto più radicale, e profondo. In tutte le accezioni di questo aggettivo. E, ribadisco, mette in evidenza un aspetto dell’acqua che la nostra tradizione ha (forse) inconsapevolmente ignorato, semplicemente perché l’acqua, a livello nutrizionale, sia biologico che spirituale, è stata interpretata sempre nella sua accezione “positiva”: ossia come una “cosa buona e vitale”. E questa visione simbolica (occidentale) ha influenzato anche i traduttori, a partire dal famoso R. Wilhem1 che ha presentato la versione da noi conosciuta dell’I Ching dal cinese al tedesco. La medesima versione studiata da C.G. Jung, considerata giustamente la più qualificata, competente ed ermeneuticamente meglio riuscita. Che è quella a tutt’oggi divulgata da Adelphi.

E così si svela il vero significato che questa antichissima tradizione ha attribuito all’acqua, e che giustifica la connotazione di pericolo e paura che le hanno associato gli Antichi Maestri Orientali. L’acqua è abissale perché va, sempre e comunque, negli abissi della terra. Non può evitarlo, le profondità interminabili del sottosuolo, oscure e insondabili, sono l’approdo di tutti i suoi movimenti. Luoghi oscuri, impenetrabili, irraggiungibili, pensiamo agli abissi del mare o della terra. Dimore di paure, inquietudini, di mostri, di creature spaventose quanto immaginifiche. È il mondo dell’irrazionale terrificante ed infernale. E così, a mio modesto avviso, si spiega senza ombre e fraintendimenti cosa intendessero i Venerabili ed Arcaici Maestri Cinesi.

L’acqua confluisce in luoghi irraggiungibili per l’uomo, che solo pochi temerari hanno il coraggio di esplorare rischiando la vita, scoprendo, alla fine, che c’è sempre un luogo più profondo di quello conquistato, che limita il valore della meta raggiunta e che rinvia a nuove ardite imprese.
Luoghi abitati da entità misteriose, sconosciute, che non si mostrano, protette dall’oscurità, mentre il senso di vertigine della profondità incute il terrore dell’Indeterminato, facendolo risuonare dentro di noi.
Finché la Luce del Giorno e della Ragione riesce a contenerlo la nostra vita è sicura e ordinata. Il principio di causa ed effetto e lo sguardo calcolatore della logica ci garantiscono il senso comprensibile della Realtà e la prevedibilità degli eventi. Ma quando l’Abissale si manifesta il rischio che il caos e la follia diventino dominanti è concreto. E se il Kaos si impadronisce della nostra vita, gettandoci nel labirinto pervasivo della follia o, addirittura, nell’oblio della morte, la nostra fine è prossima. Anche se l’Indeterminato è, in ultima analisi, la nostra casa. Il medesimo luogo misterioso - in coincidenza con il significato classico di Kaos - da cui veniamo ed in cui tutti noi, chi prima e chi dopo, approderemo dopo aver attraverso la grande acqua.

L'Abissale nella sua accezione di insegnamento

Lasciandoci alle spalle queste atmosfere cupe ed inquietanti, osserviamo che l’I Ching insegna che ogni simbolo che si rispetti ha una valenza negativa ed una positiva che le è complementare. E l’Abissale, attraverso il movimento dell’acqua, mostra come ci si deve comportare quando ci si trova in situazioni pericolose.
R. Wilhelm, il traduttore e il curatore dell’edizione Adelphi, meglio di chiunque altro illustra la parte positiva ed illuminante dell’interpretazione simbolica che hanno dato i Sapienti Cinesi di questo elemento primordiale della Natura.
Egli dice che “l’acqua dà l’esempio per il giusto comportamento2da avere nei momenti difficili della vita. Infatti, l’acqua scorre senza mai fermarsi, riempie ogni avvallamento che incontra, non evita i punti pericolosi che incontra e le cadute. Prosegue scegliendo sempre il tragitto con minor resistenze e minori attriti, rimanendo sempre fedele a sé stessa, “in qualunque condizione3”. In questo modo è possibile progressivamente penetrare le situazioni fino in fondo, comprendere il giusto comportamento per affrontare i momenti delicati e gli eventi carichi di tensioni e di rischi, corroborando in maniera vincente il proprio stato emotivo. Così l’esito positivo dell’azione è assicurato perché la purezza del proprio spirito, l’autenticità della propria anima e la vocazione della propria missione, “fa sì che interiormente, nel cuore, si penetri la situazione fino in fondo. E quando si è diventati interiormente padroni di una situazione si avrà come esito naturale che le azioni esteriori siano accompagnate da successo4”.
Il pericolo, per esser superato, non può esser affrontato in maniera superficiale. Bisogna avanzare in maniera radicale e tutto ciò che è necessario per sconfiggerlo deve essere portato a termine, senza indugi, perché si tratta sempre di andare avanti, per non correre inutili rischi provocati da un’azione incerta e titubante.

1 I Ching, Adelphi, a cura di R. Wilhelm.
2 I Ching, Adelphi, a cura di R. Wilhelm
3 Ibidem
4 Ibidem

  • Marco Virgilio Foroni, alias La Via di Oqram, esplora da 30’anni le pratiche divinatorie di ogni continente.

    Ora, ne ha fatte sue in particolare tre: l’I Ching (Libro dei Mutamenti), i Tarocchi Marsigliesi e l’Acutomanzia.

    La sua storia ha avuto inizio quando, in un periodo di estrema solitudine e sofferenza, gli regalarono il Libro dei Mutamenti. Appena il testo magico gli fu posato tra le mani una potente verticale vibrazionale gli attraversò dall’alto in basso il Sushumna Nadi (la colonna vertebrale). Nell’oscurità magmatica ma vitale del suo inconscio si attivò un lungo processo catartico e rivelatore, che lo avrebbe trasformato radicalmente.

    Nel contempo, come uno zelante discepolo della Verità, acquisì una laurea in filosofia e colse con lucida ed intuitiva irrazionalità il Mistero del Fiore d’Oro.
    Lo sfiorò velatamente con le labbra e odorò delicatamente il profumo del principio trasversale ed invincibile del linguaggio simbolico, capace di rovesciare ogni ordine e ogni umana legge, capace di superare ogni categoria di spazio e di tempo.

    Capace di sentire lo sfuggente acuto lirico dell’Unità con il Tutto.

    Ancorato alla tradizione, la pratica de La Via di Oqram conserva l’arcaico e radicale carattere predittivo. Ma, nello stesso tempo, propone una visione della vita, della realtà, completa ed attenta alle esigenze della contemporaneità, poiché attinge dalle conoscenze sapienziali delle grandi tradizioni europee ed orientali, integrandole con gli attuali bisogni del Sè.

    Il suo orizzonte di senso cavalca l’onda orientale del Taoismo, del Buddismo, del Confucianesimo, incarnata nello sguardo prometeico, pratico e sintetico, dell’Occidente.
    In un’immagine: divinazione evolutiva.

    Disponibile per consultazioni, serate di divulgazione e corsi di formazione.

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